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Ferrata del Sass Brusai

Note Scheda tecnica

La ferrata supera, sulla cresta sud dei Sass Brusai, circa 350 m. di dislivello. I meno esperti, all'attacco, possono prendere le misure affrontando un canalone di 10 m. con pochi scalini. Chi già qui incontra seri problemi è meglio che faccia dietrofront: il percorso che segue diventa infatti ancora più impegnativo

Il passaggio che rende originale la ferrata e' un oscillante ponticello sospeso sopra il sentiero di rifornimento della prima guerra mondiale che attraversa il fianco sud del monte Boccaor.

Partenza: San Liberale, alle pendici del Monte Grappa.
Dislivello massimo: 950 metri (350 solo ferrata)
Grado di difficoltá: Impegnativa, per esperti.
Tempo medio di percorrenza: 2 ore fino all'attacco, 2 ore di ferrata.
Stagione piú favorevole: primavera o autunno(da evitare la stagione piu' calda).
Racconto

02 Giugno 2001

Partiamo da Padova in una mattina fredda, nuvolosa e con qualche piccolo rovescio; non siamo per niente ottimisti: oggi niente ferrata. Arriviamo a Crespano e la situazione è ancora meno incoraggiante: qui è piovuto abbondantemente e fa ancora più freddo. Facciamo colazione e tiriamo un po' in lungo; decidiamo che ci accontenteremo di una, pur bella, passeggiata per le mulattiere e ci avviamo in Val San Liberale.

Parcheggiamo e annusiamo l'aria: è cambiata e le nuvole, molto alte, non sono più minacciose; così ritorna un po' di ottimismo e decidiamo di provare. L'avvicinamento non è breve: prima per la bella mulattiera militare e poi per ripido sentiero in mezzo al bosco (ci impieghiamo un paio d'ore). Finalmente l'attacco: un bel canalino verticale conferma la fama di questa ferrata considerata molto tecnica.

Dopo limbragamento il divertimento ha inizio: la roccia è solida è regala parecchi appigli; la salita, pressocche' verticale e quasi sempre esposta, è intervallata da brevi tratti di ripido sentiero. Tutto sommato il cielo coperto è un vantaggio: con il caldo opprimente dei giorni precedenti sarebbe stata dura salire su queste rocce, di norma battute dal sole, che, non a caso, si chiamano "Sass Brusai".

Non abbiamo nessuna fretta e saliamo con calma godendoci l'ambiente aspro e solitario; l'aria è frizzante e limpida: si vede la Laguna di Venezia!. Un paio di innoqui scrosci di pioggia non ci fanno preoccupare: la roccia è asciutta e si procede in sicurezza. Anche quando la fatica si fa sentire non viene meno la sensazione di benessere e di liberta' che si prova salendo queste placche rocciose che si susseguono una dopo l'altra. Ad un certo punto arriviamo al punto topico da tutti atteso: il ponte tibetano!

E' un breve tratto che passa tra due spuntoni di roccia sopra l'affascinante mulattiera, detta "Sentiero del Boccaor", ad una decina di metri dal suolo. Niente burroni o vertiginosi precipizi quindi, ma pur sempre una prova insolita da superare. Si percepisce comunque la sensazione del vuoto, mentre la consapevolezza del "cordone ombelicale" trasmette tranquillita'. Un paio di strappi verticali, intramezzati da un altro passaggio aereo fra due roccette, chiudono la ferrata.

Che bella!

Dopo le ore passate concentrati, finalmente per tutti è giunto il momento di esternare la propria euforia e soddisfazione. Emozionalmente, per un escursionista, un percorso di questo tipo equivale a compiere una scalata alpinistica. Scendiamo fino alla mulattiera del Boccaor a mangiare, riparati dalle rocce. Infine scendiamo per il bellissimo sentiero 153 (l'ennesima mulattiera).

Ma lo sguardo torna costantemente verso l'alto alla ricerca del ponte sospeso: eccolo! Nitidi contro il cielo si stagliano i suoi fili, cosi' esili visti da quaggiù.






Il ponte tibetano.
(Clicca sulla foto)



Un momento della salita.
(Clicca sulla foto)



Mappa del percorso.
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Un simpatico passaggio
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Foto ricordo in vetta
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Il ponte tibetano visto durante la discesa.
(Clicca sulla foto)




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