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Salita al Monte Pelmo

Note Scheda tecnica

Per chi fa alpinismo (e pochi del nostro gruppo lo sono) questa cengia è probabilmente una bazzeccola, ma per normali escursionisti come me no. Chi ha fatto ferrate si accorge che differenza fa avere un bel cavo di acciaio che ti rassicura, anche se qui non ci sono grosse difficolta tecniche.

Partenza: Rifugio Venezia
Dislivello massimo: m
Grado di difficoltá: Difficile.
Tempo medio di percorrenza: 11 ore.
Stagione piú favorevole: Agosto.
Racconto

Gita organizzata dal CAI sezione di Padova.

L'ascensione per la via normale lungo la Cengia di Ball, poi per il Valon ed infine il Van, è prevista in almeno 5 ore di cammino più altre 3h-3.30 per la discesa; infine altre 2h-2.30 per il ritorno a Forcella Staulanza. Questa magnifica gita inizia appunto a Forcella Staulanza che raggiungiamo nel tardo pomeriggio di sabato.

Una tranquilla camminata di 2 ore circa ci fa pervenire al Rifugio Venezia dove pernottiamo. Siamo un gruppo numeroso e l'atmosfera in rifugio si scalda subito. Ci aspetta una giornata faticosa, quindi ci gustiamo la cena e la serata in allegria con canzoni più o meno serie. Poi tutti a nanna.

La sveglia e' alle 5, colazione 5.30; l'attrezzatura prevede il kit da ferrata completo. Alle 6.00 i due capi-gita partono per attrezzare con corde i passaggi più esposti con la cengia. Dopo mezz'ora ci incammiamo. Il sole comincia a fare capolino dietro l'Antelao e ci inonda di luce. La giornata si preannuncia grandiosa.

Dopo l'avvicinamento lungo il ghiaione sopra il rifugio, si attacca la cengia. E' subito evidente che non e' una passeggiata; chi soffre di vertigini o non ha il passo sicuro non la puo' affrontare. Qualcuno si rende conto che non e' in condizioni di proseguire e torna indietro. Scelta saggia.

Le corde assicurati dai nostri conduttori ci permettono di passare con maggior serenità i passaggi che hanno ritenuto piu' pericolsi, ma tutta la cengia lo e'; dove le corde non ci sono bisogna arrangiarsi, stare ancora piu' concentrati e avere sempre buoni appigli in ogni passaggio. Qualcuno cerca di allentare la tensione parlando di sport, cantando strofe demenziali o altro.

Per chi fa alpinismo (e pochi del nostro gruppo lo sono) questa cengia è probabilmente una bazzeccola, ma per normali escursionisti come me no. Chi ha fatto ferrate si accorge che differenza fa avere un bel cavo di acciaio che ti rassicura, anche se qui non ci sono grosse difficolta tecniche. Ci sono anche momenti di pausa che permettono di ammirare il paesaggio: il Cadore da una parte e lo Zoldano dall'altra. Il Sorapiss, l'Antelao, le Cime del Bosconero, lo Spiz di Mezdi', le Cime di San Sebastiano.

Giunti al famoso "Passo del Gatto" scopriamo che non dovremo strisciare come fece John Ball nel lontano 19 settembre 1857, ma che passeremo all'esterno grazie ad una corda "ufficiale", più quella attrezzata dai nostri amici.

Alle 8.20 circa esco dalla cengia. Qui inizia la salita vera e propria. I due spalloni del Valon ci sovrastano. Dopo un breve passaggio sopra delle roccette inizia il primo ghiaione dove vedo i primi del gruppo già a buon punto. Faccio una breve sosta per ingerire qualcosa di energetico e parto con un gruppetto che viaggia piu' o meno con lo stesso passo.

Man mano che ci si alza la vista si estende oltre le vicine cime verso i gruppi del Duranno, Col Nudo, Schiara; in lontananza il Grappa. Il ghiaione aggira a destra un salto di roccette dirigendosi verso un altro salto che invece sbarra comletamente il Valon ma che, essendo gradonate, si superano facilemtente. Raffiche di vento freddo scendono dalla cima.

L'altimetro mi conforta, siamo saliti parecchio: appena sopra le rocce segna 2700m. Qui la vista si apre sul grandioso circolo superiore del Pelmo: il "Van"; la cima e' di fronte a noi, ancora lontana; dell'antico ghiacciaio resta qualche sporadica chiazza di neve. Ora si attraversa puntando verso una forcella a sinistra che divide lo spallone sud dalla cima. Vedo i primi sulla cresta di vetta: sono le 10.30! Mi auguro di raggiungerli entro mezzogiorno.

Dopo essermi alzato un po' di quota mi giro; se uno non avesse ancora capito perche' lo chiamano "El caregoto del Signore" (o altri similari) dovrebbe venire fin qui: l'immenso catino sembra proprio un trono con braccioli e schienale.

Giunto alla forcella mi si apre un panorama grandioso; penso che in cima sarà ancora meglio, ma intanto mi accontento di questo. Il tempo sta cambiando e i cumuli hanno riempito quasi tutto il cielo, ma per il momento sono alti e non impediscono la vista. Una bella piattaforma rocciosa sembra messa li' apposta per godersi lo spettacolo: il Pelmetto e' appena sotto i miei piedi che mi sembra poterlo raggiungere con un saltino; il Civetta e' a due passi, poi la Marmolada, il Sella; piu' lontani il Latemar, il Catinaccio, il SassoLungo; poi di nuovo vicini la Croda Da Lago, Nuvolao, Averau e, dietro, il Lagazuoi e le Tofane.

Guardo su': manca veramente poco. L'ultimo sforzo mi porta vicino alla cresta di vetta che si raggiunge con un paio di passaggetti vertiginosi e una roccetta di I° grado.

I primi del gruppo stanno già scendendo, e' da un bel po' che sono qua.

Pochi decine di metri e si arriva alla croce di vetta. E' fatta!

Guardo l'orologio: 11.30

Tutte le dolomiti Ampezzane adesso sono li' di fronte, Pomagagnon, Cristallo, dietro la Croda Rossa d'Ampezzo e la Croda Del Becco; si rivedono il Sorapiss e l'Antelao.

Il panorama adesso è completo a 360°.

Sono talmente stanco che a malapena riesco a mangiare un boccone, ma sono a dir poco entusiasta.

L'esultanza dura poco; le nuvole si sono infittite e cominciano a cadere non fiocchi ma chicchi di neve accompagnate da un bel vento gelido.

Altri amici giungono a gruppi, ma non tutti fanno in tempo: la prudenza convince i responsabili a farci scendere prima che la situazione metereologica peggiori; non bisogna dimenticare che c'è anche il ritorno, cengia compresa.

A mezzogiorno, quindi, riprendiamo a ritroso il nostro cammino.

Il ghiaione finale ci permette una bella corsa a precipizio verso il fondo del Van.

Facciamo un bella sosta in attesa che il gruppo si ricompatti e riprendiamo la cengia con ancor più attenzione dell'andata; la stanchezza aumenta il rischio di un passo falso.

Per fortuna va tutto bene e si arriva al Rifugio Venezia senza intoppi.

Tutti sono stanchi contenti, si ride e si scherza, la tensione è finita. Purtroppo la fatica ancora no. Il ritorno al passo e' peggio del previsto; la tranquilla passeggiata del giorno prima diventa un'infinita agonia che la stanchezza allunga ad ogni passo.

Alla fine comunque la stanchezza viene preso dimenticata e prevale la gioia e la soddisfazione per la favolosa esperienza di questa lunga giornata.



Foto gallery
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Il passo del Gatto.
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Il Rifugio Venezia
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Veduta del Monte Pelmo.
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La Cengia di Ball
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Passo del Gatto (dettaglio)
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Inizio dei ghiaioni.
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Ricordo in vetta al Monte Pelmo
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